sabato 30 luglio 2016

It Follows



David Robert Mitchell è del 1974, come me. I protagonisti del suo film hanno una ventina d’anni - anno più, anno meno. E It Follows è uno degli horror più calati dentro il suo tempo che si siano visti da diverso tempo a questa parte.
Tanto da essere quasi un film generazionale, con quel friccicorio anni Ottanta che lo pervade, la bellissima colonna sonora di Disasterpeace imbottita di sintetizzatori, le bmx e il feeling carpenteriano che stanno lì a confermarlo, invece che smentirlo.
Ambientato all’inizio di un autunno che sfocerà inevitabilmente in un inverno - non nella più canonica estate - e nella città simbolo della crisi di questi anni - una Detroit tutta suburbia e rovine urbane -, quello di Mitchell è un horror sulle ansie, le paranoie e le incertezze che segnano i nostri giorni e fanno del futuro dei più giovani un campo minato: altro che AIDS e malattie sessualmente trasmissibili.
Basterebbe l’incipit del film, per capirlo: una ragazza esce di casa correndo, scappa da qualcosa che non vediamo, che nessuno tranne lei può vedere; suo padre la segue, la ragazza lo rassicura ma non ci crede nemmeno lei; l’adulto non capisce; la ragazza fugge, è sola, è notte; sa di non avere scampo, fa solo in tempo a chiamare a casa: ti voglio bene, dice al padre, scusami se ogni tanto non lo dimostro.
Sono solo i turbamenti dell’adolescenza? Le irrequietudini che accompagnano l’ingresso all’età adulta? Sono quelle paure che non si riescono a spiegare, quelle  insicurezze che ci rendono insopportabili anche quando non vorremmo? Sì, certo lo sono. Sono quelle, e sono quelle ansie lasciateci in eredità da un mondo che non offre più alcun punto di riferimento solido, tantomeno un qualche appiglio identitario.
Se non lo sanno nemmeno loro, chi sono davvero e chi saranno, i protagonisti di It Follows, che vanno al cinema a vedere Sciarada e nel mentre giocano a chi-vorresti-essere (e lui vorrebbe essere un bambino, guarda un po’), perché dovremmo essere così sicuri noi, e dare un’etichietta meno generica dell’”it” del titolo alla cosa che perseguita Jay, e i suoi amici? Quella cosa senza volto  - anzi, dai mille volti sempre diversi - che la segue con la lentezza che si può permettere qualcosa di inesorabile e di ineluttabile, come la morte, e che si passa col sesso?
Già, il sesso. Facile se si vuole esser pigri parlare allora  di MST, ma qui le cose sono più ampie, sono più complesse, e il sesso è solo un pretesto, che però fa perfettamente scopa col desiderio impellente di trovare una parentesi, una via di fuga dalle mille cose senza nome e senza volto che ci angosciano e ci perseguitano. Il sesso come evasione, più che come contagio: e se è anche quello, basti ricordare che l’orgasmo è una piccola morte. Eros e thanatos.
David Robert Mitchell è uno bravo, e lo aveva già dimostrato abbondantemente con The Myth of the American Sleepover: recuperatelo al più presto. Aveva già dimostrato di saper raccontare (bene) la giovinezza, le incertezze, l’intimità, la sessualità. Qui fa vedere pure di aver studiato, citando il Carpenter più paranoide de La cosa e del Signore del Male, senza mai compromettere uno stile personale caratterizzato da una densità liquida, da una morbidezza acquatica e ipnotica ripresa nelle piscine, nei getti d’acqua e nelle acque lacustri che costellano il film e ne segnano i momenti principali, dall’inizio alla fine. E seducendoti con un eleganza fatta di dettagli piccoli e grandi, creando una tensione (capace di sfociare in spaventi a sorpresa mai da quattro soldi, altro che James Wan) che è quella dello stato di costante smarrimento e di perturbazione esistenziale dei suoi protagonisti.

Fonte: comingsoon.it

lunedì 18 luglio 2016

Tartarughe Ninja 2



Sempre frustrati per dover mantenere un profilo bassissimo, le Tartarughe Ninja Michelangelo, Donatello, Raffaello e Leonardo potranno finalmente uscire allo scoperto: grazie all'aiuto della fedele April (Megan Fox) e del vigilante aspirante detective Casey Jones (Stephen Amell), capiranno che l'evaso Shredder ha unito le sue forze alla misteriosa e repellente entità da un'altra dimensione, Krang. Gli screzi tra i quattro fratelli potrebbero però rallentare il solito salvataggio del mondo, e come se non bastasse i cattivi si avvalgono della forza bruta di Bebop e Rocksteady, due delinquentelli mutati, tanto letali quanto imbecilli...
Con quasi 500 milioni di dollari d'incasso per 125 di costo, il reboot di Tartarughe Ninja del 2014 ha dato ragione alla facile scommessa del Michael Bay produttore, vero autore nell'ombra di queste nuove incarnazioni dei personaggi, creati in origine per i fumetti da Peter Laird e Kevin Eastman oltre trent'anni fa. Per questo secondo capitolo Tartarughe Ninja 2 - Fuori dall'ombra, la regia passa da Jonathan Liebesman a Dave Green, autore dell'inedito in Italia Earth to Echo (2014). L'impostazione, nessuna sorpresa, rimane grossomodo identica. Umorismo adolescenziale, estetica da cinecomic fracassone attuale, le grazie di Megan Fox, screzi passeggeri, sequenze d'azione eccessive ai limiti (mai superati) della parodia.
Ci sembra tuttavia che questo secondo capitolo scorra in modo leggermente più fluido ed efficace: l'aver già rotto il ghiaccio col film precedente consente agli stessi sceneggiatori di lasciarsi alle spalle gli spiegoni e i flashback delle origin story, e di tuffarsi nella goliardìa di gruppo dei quattro pizza-dipendenti. La maggiore quantità e varietà di personaggi, lì dove in altri cinecomic a volte appesantisce il gioco, è di grande aiuto quando come in questo caso il ritmo festaiolo conta di più di una storia forzata, rigida e risaputa. Casey Jones per esempio modifica la dinamica tra April e il precedente coprotagonista (Will Arnett, ancora presente ma caratterizzato diversamente), mentre i cattivi sono tanti e più coreografici: Bebop, Rocksteady e l'orrido Krang sono punk quanto basta, e non si prendono mai troppo sul serio, il che aiuta. A luci riaccese si realizza che ci sono meno battute che nel film precedente, e che l'attenzione è spalmata sui tanti elementi in gioco, con semi piantati per eventuali nuovi capitoli: il capo della polizia interpretato da Laura Linney, lo scienziato pazzo di Tyler Perry e lo stesso fondamentale Casey Jones, il bel giovine Stephen Amell.
Come intrattenimento estivo, in fondo è molto onesto e innocuo, e per lo meno ha l'umiltà di presentarsi solo come un altro giro di giostra.

Fonte: comingsoon.it

martedì 5 luglio 2016

The Legend of Tarzan



Sono passati molti anni da quando l'uomo, una volta conosciuto come Tarzan ha lasciato la giungla africana per tornare ad una vita imborghesita come John Clayton III, Lord Greystoke, con al suo fianco l'amata moglie Jane. Invitato a tornare in Congo per servire da emissario commerciale del Parlamento, ignora di essere una pedina in una convergenza mortale di avidità e vendetta ordita dal capitano belga Leon Rom. Ma coloro che sono dietro il complotto omicida non hanno idea di cosa stanno per scatenare.

Fonte: comingsoon.it