martedì 31 gennaio 2017
Smetto quando voglio – Masterclass
Due anni fa l’esordio di Sydney Sibilia era stato accolto con toni entusiastici dalla critica (più pacati quelli del pubblico e 4 milioni di score finale al botteghino), bagnato da una pioggia di nomination (12 ai David) e salutato da paragoni lusinghieri e pericolosi (I soliti ignoti). Normale dunque che intorno al sequel – anzi, ai sequel: Sibilia ha girato i capitoli 2 e 3 contemporaneamente (Smetto quando voglio – Ad honorem sarà l’ultimo atto) – ci fosse molta attesa.
Ebbene, Smetto quando voglio – Masterclass vive per lo più di rendita, parco di novità e di coraggio, ma conferma l’innato senso della comicità del suo autore.
Stavolta la banda dei professori – il neurobiologo (Edoardo Leo), il chimico (Stefano Fresi), gli esperti di semiotica ed epigrafia latina (Lorenzo Lavia e Valerio Aprea), l’archeologo (Paolo Calabresi), l’economista (Libero De Rienzo) e l’antropologo (Pietro Sermonti), più un avvocato specializzato in diritto canonico (Rosario Lisma) – dovrà lavorare in incognito per la Legge al fine di smantellare il redditizio traffico di smart drugs della Capitale, al cui vertice scopriremo esserci un altro “luminare” (Luigi Lo Cascio). La polizia, nella persona dell’ambiziosa ispettrice Paola Coletti (Greta Scarano), promette loro di rilasciarli a lavoro concluso, con la fedina penale pulita. Per realizzare l’impresa si affideranno alle prestazioni di due cervelli in fuga: un anatomista di stanza a Bangkok (Marco Bonini), che si guadagna da vivere con i combattimenti clandestini, e un laureato in ingegneria meccatronica (Giampaolo Morelli) che, non trovando nulla in Italia, si è trasferito a Lagos, Nigeria, per smerciare armi low cost ai signori della guerra.
Proprio le new entries sono il punto debole dell’operazione: aggiungono poco alla sgangherata task force di cervelloni togliendo semmai spazio ai suoi battitori liberi (ci riferiamo in particolare al personaggio di Stefano Fresi, più ai margini rispetto al precedente). Altri, come Greta Scarano, faticano ad entrare negli ingranaggi narrativi della saga. Che, come detto, ritrova la brillantezza di Sibilia sia alla scrittura (sceneggiatura firmata con Francesca Manieri e Luigi Di Capua) che dietro la macchina da presa, da dove il giovane regista salernitano trasforma alcune tipiche situazioni dell’action – l’inseguimento, l’assalto al treno – in gag comiche irresistibili.
Per il resto normale routine: se la fotografia acida, fluorescente, di Vladan Radovic è ormai il marchio di fabbrica visivo dell’operazione, i sottotesti sociali (arricchiti da cervelli in fuga e da uno Stato di cui non ci si può fidare…) confermano di essere più una trovata intelligente che il tentativo di riflettere seriamente sullo stato della ricerca e della cultura in Italia. Non che sia un male: Sibilia sa che l’inadeguatezza conflittuale tra il personaggio e l’ambiente in cui è costretto a operare è congenita alla commedia, anche alla grande, e su questa dominante continua a lavorare con risultati più che soddisfacenti. Divertendosi a infarcire le stupefacenti avventure dei suoi prof criminali con omaggi e citazioni dal cinema americano dell’infanzia (Ghostbusters, Ritorno al futuro, I Goonies). E regalando allo spettatore quasi due ore di autentica spensieratezza. Che vale sempre il prezzo del biglietto.
Fonte: QUI
venerdì 13 gennaio 2017
T2: Trainspotting
Che fine hanno fatto Mark Renton, Sick Boy, Begbie e Spud? 20 anni dopo, li ritroviamo ognuno per la propria strada. Ma la vita non sembra avergli regalato chissà quali soddisfazioni, e il ritorno di Mark a Edinburgo porterà a una reunion piena di tensioni, rimorsi, nostalgie e nuovi progetti (?) per il futuro.
Ispirandosi molto liberamente a Porno di Irvine Welsh (romanzo che raccontava le gesta dei protagonisti di Trainspotting, nove anni dopo), Danny Boyle prova a rituffarsi nella mitologia di un film che, nel 1996, segnò drasticamente l’immaginario collettivo. Ancora una volta partendo da uno script di John Hodge e riformando la squadra con i quattro protagonisti dell’epoca (Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle ed Ewen Bremner), Boyle mette da subito in chiaro che la cifra estetica del film vuole mantenersi per certi versi fedele al prototipo, con un montaggio violento e un martellante score (affidato al Rick Smith degli Underworld, che a Trainspotting regalarono il singolo cult Born Slippy, qui accennato in un paio di situazioni), riportando a galla le caratteristiche dei vari personaggi, su tutti le insicurezze del sempre goffo Spud e gli improvvisi e incontrollabili scatti dell’iracondo Begbie.
Il senso dell’operazione, che rimane comunque godibile almeno per la prima parte, alla lunga sembra però perdere di sostanza: certo, il continuo sovrapporsi di immagini presenti e frammenti del passato contribuisce a creare questa sorta di empatia tra lo sviluppo emotivo del racconto e la percezione del ricordo nello spettatore, ma quello che manca è forse una struttura narrativa in grado realmente di giustificare il perché di questo ritorno. L’urgenza che 20 anni fa sembrava alimentare la tossica e sudicia psichedelia di Trainspotting lascia allora il campo ad una sorta di riflessione sul valore dell’amicizia contrapposto alla sete di vendetta, oltre a farci ritrovare (più imbolsiti e invecchiati) di fronte ad una sorta di specchio deformante in cui la nostalgia dei bei tempi andati (quelli in cui era forse meglio restarsene strafatti piuttosto che scegliere la vita) sovrasta la squallida e triste quotidianità del presente. Basteranno Lust for Life e un incredibile, infinito zoom out dalla stanza di Renton per non perdere di vista i treni in transito?…
Fonte: QUI
mercoledì 4 gennaio 2017
100 GRADI SOTTO ZERO

Steve Foster, eroe di guerra e pilota di aerei, è in viaggio con la sua nuova compagna destinazione Parigi, dove deve incontrare i figli adolescenti da lui avuti nel precedente matrimonio. I due ragazzi infatti, Ryan e la bella Tarin, si trovano per motivi differenti nella capitale francese. Ma nelle ultime ora l'intera Europa è scossa da cataclismi climatici di enorme portata, scatenati da una serie di inspiegabili eruzioni che hanno dato il via ad enormi nubi in grado di oscurare il sole e di abbassare considerevolmente le temperature. Questo è soltanto il preambolo di un'imminente era glaciale che rischia di mettere in ginocchio l'intero Vecchio Continente, provocando morte e distruzione. Per Steve, nel frattempo in contatto con il colonnello Ralph Dillard, suo ex-commilitone ora a capo delle forze militari statunitensi stanziate in Europa, inizia così una vera e propria corsa contro il tempo per portare in salvo i suoi cari.
Fonte: cinema.everyeye.it
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