giovedì 22 febbraio 2018

SAN VALENTINO STORIES


Un cattolico praticante si innamora di una buddista convinta e non sa come superare evidenti divergenze religiose e culturali. Un minorenne frequenta un corso di pasticceria in carcere e scopre che dietro le sbarre può nascondersi l'amore. Due amici di lunga data festeggiano un San Valentino atipico, pensando alle fidanzate che li hanno appena lasciati e a una figlia in arrivo dall'Africa che un giorno suona alla loro porta.
Una commedia suddivisa in tre episodi il cui fil rouge è l'amore, inteso in diverse forme e sfumature, raccontato in chiave comica e ambientato nei più suggestivi scorci napoletani.
Il primo, dal sapore incantato e ironico ad un tempo, 'Per amore di Dio' è firmato da Antonio Guerriero e ruota intorno agli inconvenienti di una relazione che parte con il piede sbagliato: lei pratica il buddismo, lui prova a nasconderle di essere un cattolico convinto. L'happy end è letteralmente dietro l'angolo - specie a Marechiaro - e il nome di una futura figlia "Atea" è uno degli espedienti facili, a tratti facilissimi, che provano a strappare un sorriso.
Di ben altro tono il secondo episodio, 'L'isola di cioccolato', che ricorda a tratti scenari a cui certe serie tv ci hanno abituate (difficile non pensare a Gomorra), ma Emanuele Palmanara sceglie due interpreti magnetici per raccontare un sentimento che esplode in un istituto penale tra una torta di cioccolato e l'altra. A significare, qualora ce ne fosse bisogno, che l'amore è tutto ciò che sa valicare barriere e inferriate, e donare attimi di incanto là dove non è in alcun modo previsto.
La terza e ultima parte spetta a Gennaro Scarpato, che in 'Carichi di meraviglia' schiera Gigi e Ross nei panni di due guide turistiche appena mollati dalle fidanzate. Conosceranno la bella Aregash, venuta in Italia proprio per trovare i suoi genitori adottivi. Il mood è lo stesso: ironia, leggerezza e una sterzata di profondità nei temi affrontati.
Fonte: QUI

sabato 17 febbraio 2018

A casa tutti bene


Pietro e Alba festeggiano cinquant'anni d'amore. Dal loro matrimonio sono nati Carlo, Sara e Paolo, imbarcati con coniuge, prole, zie e cugine per un'isola del Sud. In quel luogo ameno, in cui Pietro e Alba hanno speso il loro tempo più bello, si riunisce una famiglia sull'orlo di una crisi di nervi. Carlo, separato da Elettra, è vessato da Ginevra, la nuova e insopportabile consorte, Sara, sposata con Diego, cerca di recuperare un matrimonio alla deriva, Paolo, cacciato dalla moglie e disprezzato dal figlio a causa di un tradimento, gira a vuoto e finisce a letto con la cugina. E poi c'è Riccardo che aspetta un figlio da Luana ed elemosina una (seconda) chance allo zio Pietro, Elettra che prova a fare fronte alla gelosia di Ginevra e Isabella, moglie annoiata di un marito troppo lontano che tradisce con Paolo. Il mare grosso e un temporale improvviso, impediscono le partenze dei traghetti e costringono gli invitati a prolungare soggiorno, convivenza e agonia. Satelliti nevrotici intorno agli 'sposi' provano a passare una nottata che non passa e non passerà.
A casa tutti bene, a dispetto del titolo evidentemente ironico, è una commedia "che sta male". Stanno male i suoi personaggi, tutti piccoli piccoli e alle prese coi contrasti e i conflitti (mai risolti se non a colpi di sceneggiatura) dei capitoli precedenti (L'ultimo bacio e Baciami ancora). Muovendosi con flusso ondivago dall'uno all'altro, A casa tutti bene comincia con la voce fuori campo di Stefano Accorsi, decano del genere, che sembra voler focalizzare la vicenda da un punto di vista soggettivo, ma poi la voce si perde nell'isteria collettiva, torna per un istante col timbro di Pierfrancesco Favino, per poi scomparire definitivamente, dichiarando la difficoltà a trovare un punto di vista. Sulla vicenda narrata, sui suoi personaggi.

Lo sguardo dell'autore va e viene, fugge e ritorna, tradisce e si pente alla maniera dei suoi protagonisti e coerente con quel nomadismo sentimentaleche è da sempre la sua cifra e che da sempre li riguarda. Ma poi qualcosa accade, qualcosa di inaspettato e inaspettatamente sorprendente. Quella che sembrava l'ultima ed ennesima versione della sindrome di Peter Pan infila la deriva e traghetta le sue anime oltre la linea d'ombra. A questo giro di giostra i baci sono amari e conducono all'appuntamento con le scelte irreversibili della vita. A questo giro, ancora, non ci sono effetti di campo o di copione a blandire, soccorrere e assolvere i personaggi. Condotti al loro punto di rottura, con modalità diverse e appropriate al registro degli attori in campo, i protagonisti dovranno (finalmente) fare delle scelte, confrontarsi (senza sconti) con la propria narcisistica immaturità. Niente famiglie ricompattate al capezzale di un padre malato (Ricordati di me) o di un figlio in arrivo (L'ultimo bacio).